Giuristi per la vita. Intervista a Gianfranco Amato.

Gianfranco Amato

Uno dei frutti della seconda Marcia nazionale per la Vita, organizzata dall’Associazione Famiglia Domani, dal Movimento Europeo Difesa Vita (Mevd) e da tante altre sigle pro life nel maggio dell’anno scorso – la terza edizione si terrà a Roma il prossimo 12 maggio – è stato la nascita dei “Giuristi per la vita”.
L’Associazione, che ha come Presidente l’avvocato Gianfranco Amato e come Vice-Presidenti il Prof. Mario Palmaro e l’avvocato Aldo Ciappi – intende «promuovere, difendere e tutelare il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale – dice lo Statuto – come fondamento di tutti gli altri diritti. Nel concetto di vita viene ricompresa la struttura naturale della famiglia, intesa come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, il diritto dei genitori ad educare i propri figli e la libertà di professare pubblicamente la propria fede religiosa».
“Giuristi per la vita” vuole offrire un «sostegno concreto sul piano consultivo ed operativo a coloro che, per qualsiasi ragione connessa alla loro attività o alle loro convinzioni manifestate a favore della vita umana, fosse colpito da esposti, minacce, diffide, azioni giudiziarie, da parte di persone, enti pubblici o privati, offrendo loro, se del caso, adeguata difesa tecnica facendo riferimento ad una rete di professionisti sparsi sul territorio nazionale che sarà costituita secondo tempi e modalità da stabilirsi». Del consiglio direttivo dell’Associazione, fanno parte don Gabriele Mangiarotti, Giacomo Rocchi e gli avvocati Elisabetta Frezza, Stefano Spinelli, Gian Paolo Babini, Maristella Paiar, Patrizia Fermani. Si sono già associati numerosi avvocati da tutt’Italia.


Avv. Amato, perché avete deciso di occuparvi della vita in termini di diritto?

La cronaca quotidiana dimostra che il bio-diritto gode di ottima salute nelle aule giudiziarie: dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo fino all’ultimo giudice monocratico di un Tribunale di periferia. Per questa ragione, occorre urgentemente operare umilmente e con determinazione per affermare la vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale.

Che cosa intendete fare, in pratica?

Costituire una task force operativa e affiatata di giuristi, avvocati, filosofi del diritto, docenti, studenti, capace di diventare un utile strumento nella lotta in difesa della vita. Questa’iniziativa vuole anche dimostrare che la Marcia per la Vita non è solo testimonianza. Al contrario, vuole dar voce ad un popolo, generare una presenza culturale, creare sinergie e di aggregare intelligenze in difesa del diritto sacrosanto e sempre inalienabile della vita.

I “Giuristi per la vita” come considerano la posizione di coloro che sui temi della vita sono pronti a fare compromessi?

Chi si illudeva che la Legge 194 avrebbe limitato il ricorso all’aborto – accettando tale normativa come male minore – è stato smentito dall’utilizzo strumentale del concetto di “tutela della salute psichica della donna”, che ha concesso a quest’ultima un pieno e assoluto diritto di vita e di morte nei confronti del nascituro. Chi si illudeva che la Legge 40 avrebbe limitato gli abusi della fecondazione assistita – accettando tale normativa come male minore – è stato smentito dagli interventi giurisprudenziali di magistrati eugenisti, che stanno smantellando ciò che di positivo contempla quella legge. Chi si illudeva che la somministrazione della pillola abortiva RU486 sarebbe avvenuta con ricovero in una struttura sanitaria pubblica – accettando l’applicazione della Legge 194 come male minore – è stato smentito dal riconoscimento alla donna del diritto al rifiuto delle cure ospedaliere, che ha portato, di fatto, all’aborto a domicilio. Potremmo continuare.

Quello europeo può diventare un ambito del vostro intervento?

È già un ambito in cui dover intervenire. Basti pensare al recente pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla legge 40. Dovremmo creare un network europeo. Penso, ad esempio, agli amici del Christian Legal Center, di Advocates International, di Human Dignity Watch, e dell’A.D.F.

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Novembre. Mese dedicato ai nostri cari defunti

Pregate per me!

Un sacerdote mi diceva: Sono vecchio. Ho viaggiato in Europa, in Asia ed in Africa. Ho conosciuto tanti Religiosi e Prelati; ma l’uomo più santo che io abbia avvicinato è stato Monsignor Marengo. Chi era costui? Il Vescovo della Diocesi di Carrara. Per il molto lavoro a bene del prossimo, forse abbreviò i suoi giorni ed il 22 ottobre 1921 moriva, compianto dai fedeli e chiamato “santo” innanzi tempo. Erano trascorsi sette anni ed il Rev.mo Don Fascie, membro del Consiglio Superiore dei Salesiani, venuto a Trapani nel 1929, così mi narrava: “Si è verificata in questi ultimi mesi un’apparizione di Mons. Marengo. Nell’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, a Nizza, verso l’imbrunire, la Suora Portinaia era nel cortile. Il portone era chiuso. Con sua meraviglia vide sotto i portici, a passeggiare, un Reverendo slanciato nella persona, ma col capo chino e meditabondo. – Ma chi sarà costui? – si domandò la Suora – E come sarà entrato, se il portone è chiuso? -. L’avvicinò e riconobbe Mons. Marengo. – Eccellenza, e voi qui?… Non siete morto?… -. E il monsignore – Mi avete lascito in Purgatorio!… Ho lavorato tanto in questo Istituto e non si prega più per me! -. La Suora replica – In Purgatorio?… Un Vescovo così santo?… -. E il Mons. cupo rispose – Non basta esser santi davanti agli uomini; bisogna essere tali davanti a Dio!… PREGATE PER ME!… -. Ciò detto sparì. La Suora corse ad informare la Direttrice e l’indomani tutte e due si diressero alla volta di Torino, per narrare il fatto al Rettore Maggiore dei Salesiani. Il Rettore indisse pubbliche preghiere nel Santuario di Maria Ausiliatrice, onde intensificare i suffragi. Dopo una settimana Mons. Marengo riapparve nello stesso Istituto, dicendo: – Sono uscito dal Purgatorio!… Prego per voi! -.

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Il Purgatorio

Un’anima ha peccato gravemente e molte volte; prima di partire da questo mondo, si pente, chiede perdono a Dio e riceve anche l’Assoluzione Sacramentale. All’inferno non può andare, perchè è in grazia di Dio; subito in Paradiso non può essere ammessa, perchè ha debiti da scontare e non può avere l’identica sorte di un’anima innocente. Dunque, prima di entrare in Cielo, deve andare in un luogo di purificazione. La stessa cosa accade per chi ha commesso colpe leggere. La ragione dunque spinge a credere che deve esistere il Purgatorio. La fede lo insegna espressamente. Nella Bibbia, secondo Libro dei Maccabei, si  legge: E’ cosa santa e salutare il pregare per i defunti, affinchè siano sciolti dai loro peccati.

Si potrebbe chiedere: Ma i peccati non ci sono perdonati da Dio soltanto mentre siamo in questa vita? No; anche dopo la morte  c’è la remissione dei peccati. Dice infatti Gesù: – Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in questo secolo, né nell’altro -. Dunque ci sono peccati che saranno rimessi dopo la morte; e non saranno certamente le anime ad usufruire di questo perdono, ma soltanto quelle che hanno dei debiti temporanei verso la Divina Giustizia. Siccome noi non possiamo sapere, senza una particolare rivelazione, chi sia salvo o no, conviene pregare per tutti i defunti, buoni o cattivi. Tutti i popoli, anche pagani, hanno il culto dei morti ed offrono sacrifici a Dio in riparazione. Noi cattolici abbiamo un culto specialissimo, per cui rendiamo gloria al Creatore e tanto vantaggio e conforto arrechiamo ai nostri morti. In aiuto a queste affermazioni, vengono le innumerevoli apparizioni di trapassati.

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Conferenza sulla legge contro l’omofobia

Carissimi vi invitiamo a partecipare alla conferenza sulla legge contro l’omofobia che terrà l’Avvocato Gianfranco Amato, presidente Giuristi per la vita,  presso il centro sociale di Campocavallo, il giorno venerdì 14 novembre alle ore 21, di cui alleghiamo il volantino. Il tema è di grande attualità ed è urgente conoscerlo più a fondo per resistere agli attacchi alla nostra libertà di espressione. E’ doveroso impegnarsi per fermare l’ennesimo colpo alla famiglia e alla nostra società. Se possibile diffondete l’iniziativa tra i vostri conoscenti; il relatore è davvero molto bravo e sarebbe un peccato non approfittare della sua presenza!

VOLANTINO

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La grande vittoria del Santo Rosario

Il Santo Rosario è il vincolo più caro che ci unisce a Maria. Ogni occasione, ogni circostanza, ogni motivo è buono per il S. Rosario. Va bene per le gioie o per i dolori, nei succwssi e negli insuccessi, per la salute fisica o per quella spirituale, se si vogliono grazie o se si vuol ringraziare, per la salvezza delle anime e per la liberazione delle anime del Purgatorio. Diceva bene Suor Lucia di Fatima: “Dal momento che la Madonna ha dato importanza al Rosario, non c’è problema materiale o spitìrituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere”. Per questo i Santi sono stati appassionati amanti del Rosario. E’ la nostra più potente arma. In questi tempi così difficili sopratutto per la Santa Madre Chiesa preghiamo il SS. Rosario affinchè l’Immacolata venga in nostro aiuto e ci faccia fare scelte giuste.

Su questo pensiero e per ravvivare in noi la fede e la devozione a questo potente mezzo di salvezza, riportiamo un brano datato “15 Ottobre 1885”, tratto dalla sezione “VARIETA’” del giornale: “IL CUOR DI MARIA” “ANNALI DI PIETA’ E CARITA’ CATTOLICA RIGUARDANTI SPECIALMENTE IL SACRO ED IMMACOLATO CUOR DI MARIA ED IL SUFFRAGIO DELLE ANIME DEL PURGATORIO”  – ANNO XX  –  “Torino, 1885, PRESSO L’EMPORIO CATTOLICO. Questo giornale usciva il 1° ed il 15 di ogni mese.

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VARIETA’

IL PAPA DEL ROSARIO   –   A LEPANTO

            Il santo vecchio Pio V dalle mura di Ancona, dove si era recato apposta per vedere salpare le sue galere, nel levare al cielo gli occhi lagrimosi facendo con la destra il segno di croce su quelle vele che sferrano dal porto, oh qual sobbalzo non dà al cuore!

Oh! Quanto piace vedere questo prete bianco del Vaticano, questo primo fra’ principi italiani essere di tutta Europa l’unica testa coronata, che sgomina il coraggio dell’invitto Solimano. Le temute preghiere di questo Papa il raggiungono su’ piani di Ungheria; e il buttano morto alla vigilia stessa di un trionfo: il segreto della vittoria il sa Pio V. Le preghiere e i gemiti di un popolo contrito, i voti e le lagrime di un santo Pontefice avevano per allora distratto il nembo dai torrioni di Malta; ma il gagliardo animo di san Pio trasalì alla feral caduta di Cipro. E quando le vittorie di Selim II parevano non aver più confini, e quando la militar prudenza consigliava il pur tenersi sulle difese, il solo Pio V vuole al postutto che i Turchi imparino a temere, e comanda di pigliar l’offensiva. I suoi ordini tagliavano corto: Scovate il nemico, e attaccatelo! – Lasciate pure a Selim che rinnovi il giuramento di Maometto II di far nitrire il suo cavallo sotto le volte del Vaticano; e lasciate pur Corone di Europa se ne restano od impaurite o ristucche di queste Crociate che ormai parevano infruttuose. Vergogna! La Francia fu sorda al nuovo appello; protessè scuse allegando i torbidi interni, in quello stesso che un ambasciatore ugonotto a Costantinopoli rappresentava verso il Sultano il regno di quel Clodoveo, che scolpiva con un motto il carattere franco quando, in udir narrare la Passione del Redentore, fattosi truce in viso, e brandendo l’elsa della spada, interruppe: Ah! Perché non ero io là cò miei trecento bravi?! – Il sacro romano Impero largheggio di sole promesse, scordando ai fatti a chi doveva la sua esistenza, e quali erano i suoi doveri.

La Polonia degenerata non ascoltava più coi sentimenti di una volta le voci della Chiesa, e il giovane eroe che portava la corona Portoghese, credè più nobile impresa, il suo sangue e le sue armi serbate per combattere il Marocco. Che aspettar dall’eretica Inghilterra, alla quale il male de’ cattolici destar non poteva altro che un feroce sogghigno? Chi ancora no! sa, che l’impari: fu l’Europa che manco sempre al Papato; il Papato non manco mai all’Europa. Solo lo Spagna vien finalmente a mettersi a’ fianchi di Pio V ; ma la storia del pirotaggio barbaresco ne’ nostri mari sarebbe finita a Lepanto se la indegna politica dell’Escuriale non avesse quel giorno funestamente impedito alle armi cristiane di spuntar l’uno e l’altro corno, alla luna falcata. Pur tutta volta, un secolo di crudeltà e insolenza doveva essere vendicato in un sol giorno, e questo giorno restar doveva nella storia il gran giorno del Rosario. E qui ditemi in tratto, osereste voi smentirmi quando dico che, se Casa Savoia può gire a buon diritto orgogliosa di aver meritata l’alta considerazione di S. Pio V in persona di un illustre guerriero di lei antenato, l’eroe che di San Quintino Emmanuel Filiberto, al quale affidar voleva il supremo comando delle armi collegate; osereste dico, smentirmi quando affermo che questo onore essa lo deve tutto al Rosario che fu la gloria più bella di quel Duca, e il quale veggiamo a Lepanto, essere stato il più potente latismano (lasciatemi andar la parola) del Santo Pontefice de’ tempi moderni? Se fossi pittore, più arduo tema tentar non potrebbero i miei pennelli che ritrarre il reduce Marcantonio Colonna appiè di San Pio V, che convulso di tenera gioia il serra fra le tremule braccia. La gran giornata di Lepanto fu gloria immortale delle armi cristane; ma furon gemella gloria di Roma pontificale S. Pio V, anima e fuoco della gran lotta, e Marcantonio Colonna prima spada di S. Pietro e vero Nestore dell’armi crociate.

Or dove sono le spavalde vittorie di Solimano? i truculenti trionfi di Selim II? Ecco tremila barbari che l’acque invermigliano di lor sangue; ecco dugento vascelli nemici diventati parlante trofeo dell’armi nostre vittoriose: ecco quindicimila cristiani che veggendosi spezzar le catene dell’infame schiavaggio, corrono piangendo a buttarsi nelle braccia de’ loro fratelli di fede al grido unanime di Viva Maria Liberatrice del Rosario! Vedete voi la cosa torreggia in cima a quella picca? E’ la testa dell’ammiraglio infedele tronca dalla spada stessa dell’ammiraglio cristiano e piantata lì, segnal di rovescio ai turchi e di vittoria a’ crociati. Cuore Immacolato 13Cesare e Pompeo, Augusto ed Antonio giuocarono altra volta in que’ pressi le gran sorti del mondo antico; ma nella gran giornata di Lepanto il classico capo d’Azio, vide cozzar l’Europa coll’Asia, per decidere se l’Occidente moderno apparterrebbe da quind’innanzi a Gesù Cristo od a Maometto.

Se il portentoso Rosario di Maria non avesse al mondo altra storia che la sola e solissima di quel giorno, l’avere per sempre abbassata la Mezzaluna innanzi alla Croce è senza meno il più splendido fatto di tutto quanto l’evo moderno. Nè per altro la provvidenza parve aver fatto salir sul trono de’ Pontefici questo figlio del Rosario, se non perché a fronte dell’Asia irrompente, e questo Papa altro grido di guerra adottar non sapendo che il Rosario di Maria, al Rosario di Maria restasse l’onore di avere, col ributtar dietro ai Balcani la prepotenza ottomana, fermato l’equilibrio politico religioso tra l’Europa e l’Asia. Quel nostro Iddio, che al dire di S. Bernardo, omnia nos habere voluil per Mariam, a Maria diè in quel giorno la vittoria dell’armi cristiane ed a S. Pio V la speranza di ottenerla. Si tenga sicuro della vittoria – aveva mandato dire a  D. Giovanni d’Austria; gliela promettiamo da parte di Dio.

–  Ed al Colonna aveva detto con vivo accento: – Andate nel nome di Cristo a combattere il suo nemico e voi vincerete! – I nostri han già passate le scogliere di Encadia; han già imboccati que’ piccoli Dardanelli; han già fiutato il covil della belva: si son già visti.

Movesi accigliato il nemico e vien incontro minaccioso. Ha tirato un colpo: di assalito vuole rifarsi assalitore, e con un colpo rispondergli i nostri. Ancora un poco e udrete un uragano di grida selvagge, colle quali i barbari all’appiccar della zuffa introneranno il loro Allah. Ma no! apparecchiatevi prima ad udir il bell’urrà, che grideranno i nostri, il più grandioso di quanti può contarne la storia. E’ ordine di S. Pio non vengasi alle mani senza prima aver tutti gli equipaggi salutata in ginocchio la gran SIGNORA DELLE VITTORIE al grido di Viva Maria!

Oh miracolo! Al domani, nelle acque di Lepanto con quel grido di Viva Maria, ottantacinque mila voci dissero al mondo che Maria, vittrice del Rosario fece impallidir le stelle sorridendo d’amor ai ferventi crociati del suo Rosario.

Il gran fatto d’armi del 7 Ottobre 1571 fu la più felice giornata di questa gran lotta ingaggiata e sostenuta dai Papi. Dopo un secolo di sforzi in apparenza infruttuosi, fu questo il colpo decisivo e mortale portato alla potenza ottamana: i Turchi hanno imparato a fuggire, i cristiani hanno imparato a vincerli e sgominarli. Da quinc’innanzi fuggiranno dinanzi a Sobieski sotto le mura di Vienna sui campi di Varadino, nei piani di Crimea, nelle acque di Navarino.

Lo scettro di Grecia cadrà dalle loro mani affievolite; Algeri diventerà una seconda Ippona, e la sublime Porta moribonda sarà ridotta ad implorar soccorso dalle potenze cristiane.

L’indomani della gran giornata il veneto ammiraglio non sa padroneggiar la foga di mandar sull’ali del vento alle Lagune la lieta novella; e volle il Cielo con un prodigio di più far conoscere al mondo che il gran trionfo della Croce sulla Mezzaluna era unicamente dovuto al Santo petto di Pio V ed all’invitto Rosario di Maria.

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Il vostro pensiero sentesi esso sì grand’ala che gli basti? Dal capo d’Azio, volate ai sette colli: poggiate al Vaticano. Eccolo là! guardate in quel vano di finestra. Non vedete voi lì da un canto l’Augusto Pontefice genuflesso e come rapito fuor di sè? I prelati standogli al quanto indietro, il guardano stupefatti; sedevano a consiglio, quando ad un tratto S. Pio con un cenno di mano ha imposto silenzio. Levatosi, è corso alla finestra dicendo: – Non parliam più d’affari; è tempo da altro! Sta un tratto a guardar lontano: poi si volta: – Correte a ringraziar Dio in Chiesa: la vittoria è nostra! Ma chi ha detto a S. Pio che i Turchi son vinti, e che i nostri cantano vittoria? Chi è l’invisibile messaggero. che va a rimettere la nuova per una finestra? ma chi ha chiamato il Papa a levarsi repente di mezzo ai suoi e farsi a levare il misterioso messaggio?

Via! Scapellatevi meco, e gridiam colla storia che S. Pio V è il gran Papa del Rosario!

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Mese di Ottobre: mese del Santo Rosario

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Come il mese di Maggio è dedicato alla Madre di Dio, Maria SS, il mese di Ottobre è dedicato al Santo Rosario. Il Santo Padre Leone XIII nel 1883 prescrisse la recita del Santo Rosario in tutti i giorni del mese e volle che nelle Litanie dette Lauretane si aggiunga l’invocazione: Regina Sacratissimi Rosarii, ora pro nobis (Regina del Santo Rosario, prega per noi). Alleghiamo l’Enciclica “SUPREMI APOSTOLATUS” di Leone XIII “sulla recita del Santo Rosario nel mese di Ottobre”.

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Ricordiamo che è concessa l’Indulgenza plenaria a coloro che recitano una terza parte del Rosario in Chiesa, in famiglia, in una comunità religiosa, in una pia associazione o in un incontro spirituale; nelle altre circostanze è concessa l’Indulgenza parziale (Elchiridion indulg., ed 1999, n. 17).

 

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Triduo in onore di S. Chiara d’Assisi

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Ingresso reliquie parrocchia s. Antonio di Padova

Volantino reliquie

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Corteo a difesa della Vita a Milano

Corteo a difesa della Vita a Milano

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Gran Carnevale parrocchiale

carnevale

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Miracoli Eucaristici. Offida, Italia

Da questo mese i ministri straordinari hanno proposto di far conoscere, ogni mese, i miracoli eucaristici avvenuti in varie parti del mondo.

Il primo miracolo trattato è quello di Offida in Italia.

Ad Offida, presso la chiesa di1 Sant’Agostino si conservano le
Reliquie del Miracolo Eucaristico
avvenuto nel 1273 in cui
l’Ostia si convertì in carne
sanguinante. Numerosi sono
i documenti che descrivono
il Prodigio tra cui una copia autentica di una pergamena
del sec. XIII, scritta dal notaio Giovanni Battista Doria nel
21788. Vi sono inoltre numerose
bolle di Papi a cominciare da quella di Bonifacio VIII (1295),
a quella di Sisto V (1585),
interventi di Congregazioni
romane, decreti vescovili,
statuti comunali, doni votivi, lapidi, affreschi e testimonianze
di insigni storici tra cui ricordiamo l’Antinori e il Fella.

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Nel 1273, a Lanciano, una donna di nome
Ricciarella, per riconquistare l’affetto del
marito Giacomo Stasio, dietro consiglio di
una maga, si accostò alla Comunione per trafugare
un’Ostia consacrata. Tornata a casa la mise sul
fuoco sopra un coppo con l’intento di polverizzarla
e metterla poi nel cibo del marito. La
Particola invece si convertì in carne sanguinante.
Ricciarella, terrorizzata dagli eventi, avvolse il
coppo e l’Ostia sanguinante in una tovaglia di
lino che seppellì poi in una buca sotto il letame
nella stalla del marito. Strani eventi si susseguirono
all’interno della stalla: la giumenta di
Giacomo, ogni volta che vi entrava, si prostrava
in ginocchio verso il luogo dove era seppellita
l’Ostia miracolosa, tanto da indurre Giacomo a
pensare che la moglie avesse fatto una maleficio
alla bestia. Sette anni dopo Ricciarella, in preda
ai rimorsi, confessò il suo orribile sacrilegio
all’allora priore del convento agostiniano di
Lanciano, Giacomo Diotallevi, nativo di Offida.
Come raccontano le cronache più antiche la
donna in lacrime cominciò a gridare al
sacerdote: «Ho ucciso Dio! Ho ucciso Dio!».
Il sacerdote recatosi sul luogo, trovò intatto
l’involto con le reliquie che furono poi donate
ai suoi concittadini.
Per conservare la Sacra Ostia gli offidani fecero costruire un reliquiario a
forma di croce. Come narra un’antica cronaca,
dall’orafo a Venezia furono inviati frate Michele
e un confratello. Giunti in quella città, si fecero
promettere dall’orafo, con giuramento di
fedeltà «che non avrebbe rivelato a nessuno
quanto egli stava per vedere e collocare dentro
la croce. Dopo di che, l’orafo fece per prendere
la pisside con l’Ostia miracolosa, ma colto da
febbre improvvisa, esclamò: “Che cosa mi hai
portato, o frate mio?”. II religioso allora gli chiese
se fosse in peccato mortale. Avendo l’orefice
risposto di sì, fece la sua confessione davanti allo
stesso frate, e, scomparsa la febbre, senza alcun
pericolo prese la pisside, ne estrasse l’Ostia, e la
chiuse insieme col sacro Legno nella medesima
croce, con sopra un cristallo, come si può chiaramente
vedere». I reliquiari del coppo e della tovaglia
macchiata di sangue con la croce contenente
l’Ostia miracolosa sono esposti nella chiesa di
Sant’ Agostino ad Offida. La casa di Ricciarella a
Lanciano è stata invece trasformata in una piccola
cappella. Nel 1973 fu celebrato il VII centenario
del Miracolo e ogni anno, il 3 maggio, i cittadini
di Offida festeggiano l’anniversario del Prodigio.

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